Il Manifesto di Satoshi Nakamoto

Tutto ebbe inizio sabato 1 novembre 2008 quando, sulla mailing list “The Cryptography and Cash System” del sito metzdowd.com, un utente il cui nickname era Satoshi Nakamoto pubblica un messaggio dal titolo: “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System. Il messaggio si apre con queste parole: «Sto lavorando a un nuovo sistema di denaro elettronico completamente da pari a pari, senza necessità di una terza parte fidata.»

Ma chi è Satoshi Nakamoto e perché ha sviluppato il Bitcoin? Nessuno conosce la sua vera identità, c’è chi sostiene sia uno, chi invece pensa che sia un team di programmatori, ciò che sappiamo per certo è che giovedì 8 gennaio 2009 venne pubblicato online, per la prima volta, il codice sorgente del progetto informatico “Bitcoin”.

Il manifesto ha lo scopo di spiegare al mondo non solo le motivazioni che hanno portato alla creazione di questa criptovaluta ma anche il suo funzionamento, così da permettere ad altri programmatori non solo di poter apportare miglioramenti al sistema ma anche di utilizzarlo come punto di partenza per progetti che sfruttino il sistema Blockchain.

Grazie alla diffusione di internet, negli anni ’90, si sviluppa un movimento anarchico libertario chiamato cyberpunk, che combatte per un cambiamento sociale e politico a livello globale adottando e sviluppando nuovi sistemi di crittografia per rimanere nell’anonimato. È pensiero comune che tra i fini di Nakamoto, oltre al progresso e la libertà economica ed informatica, ci sia anche una denuncia contro il sistema finanziario e delle e banche accusate di essere le responsabili del tracollo finanziario del 2008.

Ad avvalorare questa tesi è il messaggio inserito nelle note nella prima transazione in bitcoin effettuata da Satoshi Nakamoto in cui scriveva: “The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks”. Viene fatto riferimento ad un articolo apparso sul Times il 03 gennaio 2009 e che in italiano potremmo tradurre come “Il Cancelliere è in procinto di salvare le banche per la seconda volta”, appare chiaro il riferimento alla crisi finanziaria che ha sconvolto non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero.



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