Jobs Act, la solita fregatura!

Quando si parlava di Jobs Act tutti in campo a difendere questo nuovo strumento per rilanciare l’economia, uno strumento, dicevano, che avrebbe permesso una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e una boccata d’ossigeno per le imprese. Quando sostenevo che questa manovra avrebbe destabilizzato il mercato del lavoro permettendo a certi imprenditori di approfittarsene solo per un proprio tornaconto economico tutti mi dicevano che ero un pazzo, che ero un socialista di quelli ancorati ai vecchi modelli keynesiani oramai superati..
Per quanto riguarda il mondo del lavoro, scusate ma da buon socialista sono convinto che per rafforzare l’economia di una Paese sia necessario non solo adottare un “Modello Keynesiano” , ma che questo sia affiancato anche dal vecchio caro modello della “Scala Mobile” !

Quando sostengo che l’unico modo per uscire dalla crisi è solo attraverso la statalizzazione delle grandi aziende nazionali, è proprio per evitare che a decidere del futuro del popolo italiano, popolo di lavoratori, siano proprio quei politici e sindacalisti amici di lobbisti! Gente capace di promulgare leggi ad hoc o firmare CCNL senza preoccuparsi delle sorti dei lavoratori ma solo dei conti correnti offshore dei loro amici!
Adesso, cari amici, mi raccomando fatevi prendere ancora per i fondelli credendo che il SÌ al Referendum Costituzionale permetterà di semplificare il Sistema portando il Paese oltre questa crisi!

SVEGLIAAAAA!

APPROFONDIMENTO PER I GIOVANI:

  • La SCALA MOBILE: strumento economico di politica dei salari volto ad indicizzare automaticamente i salari in funzione degli aumenti dei prezzi, al fine di contrastare la diminuzione del potere d’acquisto dovuto all’aumento del costo della vita, secondo quanto valutato con un apposito indice dei prezzi al consumo.
  • Il MODELLO KEYNESIANO: L’economista Keynes spostò l’attenzione dell’economia dalla produzione di beni alla domanda, osservando come in talune circostanze la domanda aggregata è insufficiente a garantire la piena occupazione.
    Di qui la necessità di un intervento pubblico statale a sostegno della domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da pagare è un’eccessiva disoccupazione e che nei periodi di crisi, quando la domanda diminuisce, è assai probabile che le reazioni degli operatori economici al calo della domanda producano le condizioni per ulteriori diminuzioni della domanda aggregata. Da qui la necessità di un intervento da parte dello Stato per incrementare la domanda globale anche in condizioni di deficit pubblico (deficit spending), che a sua volta determina un aumento dei consumi, degli investimenti e dell’occupazione.

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