Il pellet e l’italica intelligenza politica

Questo combustibile consente risparmi interessanti sul riscaldamento: fino a oltre mille euro all’anno. L’acquisto di stufe e caldaie a pellet gode di vari tipi di incentivi, prima fra tutti la detrazione del 50%. Ed è proprio qui che il vero politico ci dimostra le sue capacità degne del suo ruolo al servizio della comunità.

Tra le novità più discusse degli ultimi giorni in legge di stabilità, figura anche l’aumento Iva sui combustibili a pellet. Secondo quanto si legge nel testo definitivo della legge di stabilità 2015 pubblicata in Gazzetta, infatti, al punto 710 del maxiemendamento (articolo unico) alla manovra:

“Al n. 98) della tabella A, parte III, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dopo le parole: «compresa la segatura» sono inserite le seguenti: «, esclusi i pellet».”

La norma richiamata dalla finanziaria, che escluderebbe i pellet, è il decreto di istituzione e disciplina dell’Imposta sul Valore aggiunto che, alla Tabella A, specifica quali siano le materie e i beni soggetti all’aliquota minima.

Così, l’esclusione dei pellet catapulta direttamente questa forma di alimentazione di stufe e caldaie al 22%, il valore ordinario dell’Iva per l’acquisto di beni e servizi.

“Non è accettabile un aumento dell’Iva sul pellet: chi utilizza fonti energetiche rinnovabili andrebbe premiato, non colpito da una maggiore tassazione”

Così si è espresso il deputato Psi, Oreste Pastorelli sull’emendamento. “Un’eventuale conferma dell’aumento – continua Pastorelli – avrebbe gravi ricadute sulle famiglie – soprattutto quelle che vivono in zone di montagna  – e sulle imprese produttrici. E per questo motivo va bloccato”.

Insomma che dire, nonostante le lamentele delle tante famiglie, di quei pochi politici svegli e associazioni di categoria che stanno protestando contro questo aumento, uno dei combustibili più economici, improvvisamente, a partire dal primo gennaio, diventerà ben più caro. La sua convenienza, che ha portato molte famiglie a dotarsi di tali macchinari improvvisamente si riduce quasi a scomparire e questo solo perchè alcuni “scienziati” dell’economia statale ci hanno visto un possibile guadagno.

D’altronde come dargli torto, riducendo l’utilizzo del gas, che ad oggi va circa 1,10€ al m3 si riducono di molto anche le accise che entrerebbero nelle loro tasche, quindi a fronte di un costo di 4€ per un sacco da 15kg di pellet il rincaro sarà più che accettabile, secondo loro.

L’altro fattore che mi lascia perplesso, di cui si parla ancora poco, è l’introduzione del libretto d’impianto anche per le stufe a pellet. Ciò ci obbligherà al pagamento del bollino blu ogni due anni, raddoppiando la spesa da 80€ per la caldaia a gas a 160€ per entrambe, (ovvero mediamente 80€ annui), per una certificazione che di fatto non serve a nulla.

Insomma cosa dire, viviamo in uno stato governato da veri professionisti, che sanno come rendere più povera la popolazione.

Infondo si sa’: “Un popolo povero è più facile da governare di un popolo libero di muoversi nel mercato, indipendente dai giochi di poteri dei politici e delle grandi multinazionali.”

 

Commenta per primo

Rispondi