Sciopero e precettazione 8-9 Dicembre

Ancora una volta, i poteri forti si schierano non solo contro il mondo del lavoro ma addirittura contro un principio sancito dalla Costituzione stessa. Faccio riferimento alla precettazione dei ferrovieri in Lombardia per lo sciopero del’8-9 dicembre.
Una decisione, quella del Prefetto, che priva i cittadini-lavoratori di quel “diritto” sancito dall’articolo 40 della Costituzione Italiana, che recita: “… lo sciopero costituisce un diritto di libertà, cioè un diritto il cui esercizio non può essere limitato né può comportare alcuna sanzione da parte dell’ordinamento (Calamandrei)”…

Solo qualche mese fa, un altro sciopero, veniva precettato per garantire la regolarità del servizio pubblico in virtù dell’Expo… Questa volta invece, apprendiamo dal comunicato della Prefettura di Milano, che vengono prima gli interessi di chi festeggia Sant’Ambrogio, di chi visita gli Oh Bej Oh Bej, e dell’Artigiano in Fiera.
Vorrei ricordare al signor Prefetto che anche gli stessi lavoratori di Trenord sono liberi cittadini a cui spetta il diritto di godere delle festività, si perché forse nessuno gliel’ha detto che a questi lavoratori non solo non spettano le normali festività, ma stanno protestando proprio perché l’azienda ha abolito la turnazione delle ferie invernali.

Tutto ciò a discapito di una categoria vittima non solo di una mala organizzazione e gestione delle risorse aziendali (personale e materiali) ma anche di una discutibile gestione del servizio pubblico.

La sola verità è che a pagarne davvero le conseguenze sono quei viaggiatori oramai esasperati, stanchi di subire, ingiustamente, le conseguenze di tutto ciò!

Siamo davanti ad un problema politico-sindacale, da una parte il titolare di un servizio pubblico, che appoggiato dalla politica regionale, come una mamma che vizia il proprio figlio, gli permette di operare al di fuori di certi limiti, dall’altro le categorie sindacali che inseguendo battaglie, a volte nemmeno condivise dai lavoratori, stanno distruggendo quanto di buono si era costruito negli anni passati.

A conti fatti lo sciopero è solo un danno, non solo per l’economia dell’azienda ma soprattutto per quella del lavoratore, che in un momento delicato, come quello attuale, non può permettersi di appoggiare i capricci di quei sindacalisti incapaci di sostenere un dialogo aperto e costruttivo, sia con le altre sigle e poi con l’azienda…

Perché in fondo non solo i clienti, ma anche i lavoratori, sono le vittime di un sistema che potrebbe esser gestito meglio…

I nomi che si leggono son sempre gli stessi, e se qualche volta cambiano, guarda caso sono omonimi di qualcuno passato prima di loro, a questo punto il dubbio nasce spontaneo: se fino ad oggi non siete stati in grado di migliorare o cambiare le cose, perché siete ancora lì? Personaggi classe ’50, quasi pronti ad uscire dalla scena, gente che si inchina di fronte ai poteri forti pur di mantenere tutti quei vantaggi acquisiti, che si arroga il diritto di distruggere il futuro di quei giovani che nemmeno la vedranno una pensione!
Ma, la cosa ancor più sconcertante é perché questi giovani, che secondo l’INPS andranno in pensione a 75 anni, non trovano il coraggio di ribellarsi e prendere in mano la situazione, magari cacciando, anche a calci in culo, chi sta rovinando il loro futuro?

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