Giovani e politica, lettera a Nencini

A quanti anni, i vari Turati, Nenni, Craxi, si sono affacciati, da leader, sul palcoscenico politico del Socialismo Italiano?
Ebbene, indicativamente ho scoperto che l’età media era tra i 25-35 anni. Oggi, mediamente, in una federazione locale, sono pochissimi i giovani di questa fascia d’età che riescono ad emergere.

Lei, on. Nencici, meglio di me sa che il capitale umano è uno dei fattori di crescita maggiori, e che molte volte viene sprecato. La politica delle poltrone è il metodo delle cicale, la politica del ricambio generazionale sarà la politica delle formiche. Seguire le poltrone e disinteressarsi dei giovani non paga, anzi, porterà il nostro partito verso l’oblio…

Da un mio, se pur limitato, punto di vista, per la sopravvivenza del partito non basterà far affidamento solo sulle tradizionali strategie politiche. La base elettorale è cambiata, come sono cambiati i mezzi di comunicazione, non possiamo, quindi, contare solo sui tesserati storici del partito, ma dobbiamo aprirci al nuovo che avanza.

Sono molti i giovani che, non solo non ci conoscono, ma soprattutto, ignorano la politica ed i principi socialisti, diventa quindi fondamentale aprirci a loro, attraverso, programmi che possano avvicinarli all’esperienza politica e quindi ai sentimenti socialisti, ma anche attraverso rappresentanti capaci di raccogliere il consenso perché capaci di confrontarsi e di comunicare con loro usando uno stesso linguaggio.

Non bisogna certo guardare troppo in là per capire il senso delle mie parole. Infatti l’escalation del movimento 5 Stelle è avvenuta non tanto per un programma politico innovativo, quanto per esser riusciti a catturare l’attenzione degli elettori dandogli, per la prima volta dopo tanti anni, la possibilità di mettersi in gioco sia direttamente che indirettamente, sia nella realtà del movimento che nelle politiche locali e nazionali.

Molti giovani, oggi, sono vittime di un sistema ostruzionistico, sopratutto a livello locale, che non permette loro di poter emergere. Si parla così tanto di “Ricambio Generazionale”, “Meritocrazia” etc… non sarebbe utile, in occasione del congresso nazionale, lanciare un messaggio che inviti, le varie federazioni territoriali, ad una maggiore apertura verso un concreto ricambio degli organi direttivi, permettendo a questi giovani di poter fare esperienza e crescere politicamente? Oppure, bisogna rassegnarsi all’idea che la politica resterà un territorio solo per pochi eletti (intesi come privilegiati)?

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