La Produttività

“La produttività è quasi immobile o progredisce a passo di lumaca”, non concordo con questa affermazione di Rampini, o per lo meno non concordo se prima questa non venga adeguatamente contestualizzata all’interno di un territorio di riferimento.

Dal capitolo 3 “Grande stagnazione e innovazioni sterili”

Questo è davvero l’enigma economico del nostro tempo: la produttività è quasi immobile o progredisce a passo di lumaca. Problema serio, perché nel lungo termine è dal progresso nella nostra produttività che può derivare un maggiore benessere collettivo. Noi ci siamo convinti che stiamo vivendo in un’epoca di prodigiosa innovazione, ma non ve n’è traccia nella nostra produttività

[…]

è la conferma autorevole di quanto denunciano da tempo i teorici della stagnazione secolare: siamo circondati di nuovi gadget, di app, di social media, ma in questo vortice di innovazioni o pseudoinnovazioni la nostra produttività rimane immobile. Perché?

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Il vero progresso tecnologico, quello è misurabile, eccome. Riduce la fatica degli esseri umani. Aumenta il frutto del nostro lavoro. Migliora la nostra salute. Affina le nostre intelligenze. Così fecero l’invenzione della stampa, della macchina a vapore e della ferrovia, dell’elettricità e del telefono, del microscopio e degli antibiotici. Grandi invenzioni, in questo senso, lo furono certamente il personal computer e Internet. Non a caso gli anni Novanta videro un rimbalzo di produttività proprio mentre il personal computer invadeva le nostre scrivanie. Ma da alcuni anni assistiamo a un proliferare di invenzioni minori, francamente futili se misurate con il metro della storia. «Twitter e Snapchat rendono davvero più produttivo il nostro lavoro?» si chiede Blinder. «Alcuni di questi servizi online molto popolari, al contrario, possono ridurre la nostra produttività, perché una parte delle nostre ore di lavoro le riempiamo con attività che sono di ozio e distrazione, in effetti è tempo sprecato.»

… L’età del caos: Viaggio nel grande disordine mondiale, di Rampini Federico,  MONDADORI.
Siamo nell’era della globalizzazione e delle multinazionali, questo ci ha portato ad avere aziende il cui fatturato è superiore a quello di uno Stato che, nei mercati mondiali, si muovono ed agiscono come se fossero uno Stato e questo permette loro di non sottostare alle politiche economiche dei vari Stati in cui sono presenti. Cosa significa? significa che a queste aziende non importa far crescere la comunità in cui sono presenti, ad esempio: la Fiat degli Agnelli, ma di massimizzare i profitti decentralizzando la produzione, ad esempio: la Fiat dell’epoca Marchionne che ha portato la produzione là dove il costo della manodopera fosse minore e continuare a vendere nei mercati più ricchi, addirittura con la 500 ha conquistato il mercato americano. Pensiamo per un attimo a Ford e Taylor, quest’ultimo ha creato il metodo mentre il primo lo ha applicato concretamente. Ford però non si è limitato solo a questo, Ford ha capito quello che la maggior parte degli imprenditori e manager di oggi non comprende o fa finta di non comprendere e spero che, vista la formazione comunista di Rampini, non abbia trascurato nel resto delle sue osservazioni, parliamo dell’aumento salariale. Ford, tra i primi, capì che i suoi primi clienti poteva e dovevano essere i propri dipendenti, ovvero la categoria dei lavoratori e non solo i ricchi benestanti, così grazie alla congiunzione di due fattori: la diminuzione dei costi di produzione e un aumento medio dei salari permise ai propri dipendenti di poter acquistare la loro prima automobile. Avrei da scrivere un saggio in merito ma concludo, il vero problema dei mercati e delle economie mondiali, a mio avviso:

è dovuto principalmente ad una scarsa propensione all’acquisto da parte del consumatore finale, causata da bassi livelli retributivi, un alto carico sia fiscale che sociale oltre che ad una cattiva percezione del reale valore di un bene ai fini della soddisfazione di un bisogno (ad esempio: seguire la moda/massa acquistando l’ultimo iphone perchè è uno status simbol e non per le funzionalità che ha che potrebbero essere soddisfatte da qualsiasi altro prodotto alla metà del prezzo).

Giovanni Votta – 09/2018

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